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un brano al giorno, tutt'altro che pop
Einstuerzende Naubauten - Stella Maris (1996) *
post pubblicato in diario, il 16 settembre 2008
* Ci scusiamo per il normale non mantenimento della promessa di essere costanti nell'aggiornamento del blog. Torniamo oggi, dopo innaturali modifiche al nostro apparato mentale, ancora vive, con un pezzo dal testo meravigliosamente crudo. Vogliamo provarci. Grazie degli attestati di stima ricevuti a tutti coloro che ce li hanno fatti! Sda - Pl
Einstuerzende Naubauten - Stella Maris
Sogno d'incontrarti nella profondità, giù nel punto più profondo della Terra, la Fossa delle Marianne, il fondo del mare Fra il Nanga Parbat, il K2 e l'Everest il tetto del mondo, lì darò una festa per te Lì dove più nulla mi sbarra la vista Quando verrai, ti vedrò arrivare già dal ciglio del mondo Non c'è nulla d'interessante qui Soltanto i resti di Atlantide Ma non c'è traccia di te Credo che non verrai più
Ci siamo persi di vista nel sogno
Tu sogni me io te Non aver paura non ti sveglierò Prima che sia tu stessa a svegliarti
Sul ghiaccio in direzione Polo Nord, sarà lì che ti aspetterò Aspetterò proprio sull' asse Dalla Terra del Fuoco fino al Polo nel duro lavoro di sognare lassù tutto continuerà a girare soltanto attorno a noi La Stella Polare direttamente sopra me Questo è il Polo io aspetto qui Solo non ti vedo arrivare da nessuna parte a perdita d'occhio
Aspetto al Polo sbagliato
Ci siamo persi di vista nel sogno
Tu sogni me io te Non aver paura non ti sveglierò Prima che sia tu stessa a svegliarti
perfavore, perfavore non svegliarmi soltanto finch' io sogno tu esisti
Ci siamo persi di vista nel sogno
Tu sogni me io te Non aver paura non ti sveglierò Prima che sia tu stessa a svegliarti
Lascia ch'io dormendo affitti una nave Itinerario: Eldorado, Punt ov'è la tua terra natìa Aspetto sulla costa, indago l'orizzonte finché scorgo infin laggiù la vela tua Il capitano dev'essere ubriaco e per lo più è sottocoperta Nel sogno non mi riesce di governar la nave Uno scoglio produce una falla poi la nave s'inabissa nel Mare del Nord Vado alla deriva su un iceberg
Penso che aspetterò a lungo Punt non è ancora stata scoperta
Ci siamo persi di vista nel sogno
Tu sogni me io te Non aver paura non ti sveglierò Prima che sia tu stessa a svegliarti Tu sogni me io te Non aver paura ti troverò Nel dormiveglia t'afferrerò e verso di me ti attirerò Poiché tu sogni me, io te Io sogno te, tu me Anche da svegli ci sogniamo l'un l'altra
| Percorsolaterale |
Credo che con un testo di tale potenza non occorrano troppe spiegazioni, tanto meno interpretazioni. resa ancora più unica dolce e celebrare dalla lingua tedesca, che ben si presta sia alla forza che, perchè no, al romanticismo poetico. una canzone che non ha bisogno di traduzioni per capire quanto profonda sia nella sua semplicità. basta la musicalità delle parole accompagnata dalla musica di una "basicità" tale da ricordare fin troppo chiaramente un cuore che batte..anzi due che battono all'unisono..nel silenzio di un lenzuolo croccante dopo una notte passata a consumare i corpi nell'ardente rogo dell'amplpesso (e scusate se è poco!?!) sessuale.. o così semplice da ricordare lo sferragliamento di un treno che copre distanze infinite, cancellate come un soffio da un anelito d'amore. la dimostrazione del fatto che un amore difficilmente finisce..la vita come un sogno o un sogno di vita.. differenza troppo labile per essere delineata con sicurezza.. semplice è bellissima.. per un amore semplice e bellissimo al disopra di qualsiasi pura concezione fisica.. ancora una volta...amor vincit omnia. non svegliatemi ora.... |
| Statidiagitazione |
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Chi ha detto che la lingua tedesca non può essere più dolce di quella francese?
La dimensione di questo brivido è scandita dalla semplicità di un basso, dei piatti, dal crescere dei violini e delle voci dei soggetti smarriti che si ricercano.
Smarriti nel mondo o semplicemente in casa propria. Smarriti nel sogno di una idealizzazione fin troppo spinta dell’amore. Scoraggiati come un dono che non sorprende più.
Abbiamo sognato troppo Amore. Continua a dormire, forse è più bello che uno dei due sogni ad occhi chiusi. Non mescoliamo il sogno, il sonno e la realtà, almeno fin quando non ti sveglierai, oppure rischio di attenderti invano al Polo sbagliato. Nel risveglio, poi, ti ghermirò e verso di me ti affascinerò e se non sarà così allora nel mio sonno vorrò aspettarti nell’immaginifico e incantevole luogo in cui hai sussurrato per la prima volta un tuo respiro. Un luogo così Bello da non esistere. Li ti aspetterò.
…ed eccoti..eccoti all’orizzonte. La tua vela corre e io, impotente, non riesco in questa maledetta realtà-sogno a fermare gli altri, incoscienti e ubriachi, che stanno facendo naufragare il nostro amore contro un iceberg… I sogni ci hanno ingannato per preservare il desiderio stesso di noi, ma io non demordo e ti desidero così tanto da continuare a voler credere che la tua esistenza cesserà di essere tale, solo quando vorrò fermare la rischiosa emozione di sognare. Intanto oggi è già Autunno. |
Tre allegri ragazzi morti - Mai come voi (1999)
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2008
Marta Sui Tubi - Vecchi Difetti (2003)
post pubblicato in diario, il 25 luglio 2008
Vasco Rossi - Bollicine (1983)
post pubblicato in diario, il 24 luglio 2008
Peppe Voltarelli - Turismo in quantita' (2007)
post pubblicato in diario, il 23 luglio 2008
TURISMO IN QUANTITA' mare calmo aria buona il sole ci riscalda la terra brucia l'erba cresce ai lati della strada l'aereo atterra sull'onda che travolge le case abusive ma c'e la processione tutti in fila nessuno se ne accorge ci vuole rispetto molto rispetto per le tradizioni radici da mangiare per dimenticare autoricambi colazioni bibite panini matrimoni cresimoni lampade gioielli tagli di capelli ci sono giornali frutta patate funghi e pesce fresco sale da ballo curve parcheggi bombole di gas turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità sogno di civiltà turisti a volontà sviluppo ed onestà è un mistero macchine rubate targhe riciclate ristoranti alberghi aperti camere e confort i mesi estivi sono una risorsa per la comunità mentre è freddo l’inverno il fiume s'ingrasserà autoricambi colazioni bibite panini matrimoni cresimoni lampade gioielli tagli di capelli ci sono giornali frutta patate funghi e pesce fresco sale da ballo curve parcheggi bombole di gas turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità turismo in quantità sogno di civiltà turisti a volontà sviluppo ed onestà onesta dignità autoricambi colazioni bibite panini matrimoni cerimonie cresime gioielli tagli di capelli sale da ballo curve parcheggi bombole di gas turismo in quantità turismo in quantità sviluppo e civiltà turisti a volontà mah
| PERCORSOLATERALE |
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non ci sarebbe da aggiungere altro alla canzone di un calabrese per i calabresi, capibile solo da un calabrese, per lo più già interpretata dal mio amico calabrese. si perchè, in effetti tutto quello che c'è da sapere, e che già si sa sulla calabria è qui, nel ritmo di questa canzone ironicamente amara ma che si fa fiera portatrice della realtà spesso triste di questa adorata terra. sarà impossibile, per tutti coloro che ci sono nati vissuti o passati, ascoltare il testo e non sorridere, non chiudere per un attimo gli occhi e pensare a quanto siano vere tutte le particolarità descritte, senza minuzuiosità..come un elenco della spesa. trapela, dalle parole di VOltarelli, un amore giustificato anche solo dal semplice fatto di esserci nato lì, in quella terra maledetta. ma così come, farebbe una qualsiasi persona innamorata, mette in risalto pregi e difetti senza far sembrare questi ultimi tali. "la Calabria sarà pur piena di probelmi ma...mare calmo aria buona il sole ci riscalda la terra brucia l'erba cresce ai lati della strada l'aereo atterra sull'onda che travolge le case abusive ma c'e la processione tutti in fila nessuno se ne accorge".. ..e la voce di Peppe suona come la voce di qualsiasi immi(emi)grato, che, lontano da tutto ciò che ama ne fa gli elogi per sentirsi più vicino e prendersi tutti i meriti delle sue origini, sbeffeggiando l'associazione a delinquere, lasciando ai giornali (servi) i morti ammazzati, stracciando il bavaglio dell'omertà. una canzone divertente e "leggera" da ascoltare sulla 106, scappando dal sogno di vivere meglio, inseguendo quel meglio che è li, proprio da dove stai scappando. da ascoltare così a londra come a bovalino...consapevoli che "quello" sia il posto più bello del mondo. |
| STATIDIAGITAZIONE |
Turismo in quantita’ e’ un pezzo ironico e pungente che descrive molto bene quel paesaggio folcloristico e di periferia che vi e’ nella nostra amata Calabria. Tradizoni alla quale ogni buon calabrese e’ legato. Peppe Voltarelli, ex cantante de “il parto delle nuvole pesanti” gioca abilmente sugli slogan molto Cettoqualunquiani dei politici calabresi a proposito del turismo. Il video e’ emblematico in tal senso. E’, infatti, cosa abitudinaria sentire ormai replicare meccanicamente ogni stagione da parte di qualsiasi politico di turno “turismu, nci vuole turismo” con simpatico accento storpiante e cadenzato sulle “t” sulle “r” sulle “z” o sulle “d” a secondo che ci si trovi in provincia di cosenza, crotone, catanzaro o reggio calabria. Beppe gioca nel testo e nel video supportando un fantomatico politico medio calabrese coi suoi occhiali scuri e la catena. Non si scade pero’ nei luoghi comuni, semplicemente perche’ e’ proprio cosi’ che va: strafottenza, nessuna progettualita’, clientele e slogan! Allora ci prova direttamente Peppe a convincere, da buon calabrese (perche’ non ditemi che avete un amico calabrese che non vi ha invitato in calabria, perche’ non ci credo!) chi vuole visitare la punta d’italia. Lo fa egregiamente, con la sua minuziosita’ descrittiva straordinaria che alterna la bellezza dei paesaggi alla facile, e quasi tradizionale, indeucazione civica nostrana. Il bellissimo scenario appare automatico mentre si scorrono le parole del testo. La statale 106, che percorre tutta la fascia jonica, con ai lati l’erba bruciata, insecchita e sudata a causa del sole sempre cocente. Sullo sfondo lo Jonio celestiale, gli aerei che sembrano atterare sul mare che intanto travolge le costruzioni abusive a pochi metri dalla spiaggia. Pratica tradizionale quasi quanto le processioni (da una ricerca sembra si possa trovare una al giorno in Calabria) a cui partecipano tutti con profondo senso di spiritualita’ e non riuscendo a trovare mai nulla di cui pentirsi. Sono tradizioni e ci vuole rispetto per esse. Cosi’ sulla mitica 106 con la tua Ritmo Blu, ancora con le vecchia targa RC, entri in uno degli innumeroveli paesini attraversati dalla statale. E lo scenario sembra ripetersi ogni volta: negozi di autoricambi, bar dalle tendine fantasiose a cascata talmente dure che devi spostare con forza per entrare e che generalmente ti si attaccano su qualche vestito. Colazioni mattutine sacre. Latte di mandorla, menta, gazzosa al caffe’ e strega. Rosetta con la mortadella alla bottega alimentare accompagnata da una “dregher” (in calabrese la “h” e’ fin troppo straniera e la si traduce in “gh”). Il matrimonio al ristorante, ovviamente anche esso sulla statale, generalmente al confine tra un paese e l’altro. Gli sposi che attraversano e gli automobilisti a petto nudo che suonano festosi e spiritosi dietro alla fila interminabile di invitati. Cresime da 700 presenti. Negozi di lampade che non ne vendono una da mesi ma che sono aperti anche la domenica. Gioiellerie grezze e barbieri (in calabria intendiamo con questo termine anche colui che taglia i capelli) nell’identico salone e con l’identico pennello da 30 anni. E ancora il “mercato della frutta” dove pero’ trovi anche il pesce, i salami e i formaggi!! Le curve create ad hoc per evitare l'unica casa nel deserto e infine le mitiche bombole di gas fuori dalle case in attesa del "bombolaro" che le ritiri e porti la nuove! Grande Peppe, grande Calabria! Venite a trovarci! |
Riccardo Sinigallia - Il nostro fragile equilibrio (2006)
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2008
Paolo Conte - Elegia (2004)
post pubblicato in diario, il 17 luglio 2008
| PERCORSOLATERALE |
potrebbe senza ombra di dubbio essere la conzone per me, o per te..nutless.si adatta alle nostre ombre senza nessuna sbavatura. come un bambino bravissimo a colorare dentro le forme. avevo una passione per la musica nerastra, tinta di caligine. cos'altro, se non la musica che va a toccare quelle sfere che solo alcuni decidono di farsi toccare, sfiorare, e a volte violentare..quella musica che a ti fa cadere in preda alla tentazione fin troppo facile di togliersi la vita. cosa farò di me? se continuerò ad ascoltare questa musica, a suonarla o a vivere per questo? "guidavo nella notte ferma immobile friabile"..la poesia non ha bisogno di essere spiegata. guidare, con gli occhi fissi sul parabrezza appannato, sentire le tue mani allungarsi sulla mia spalla fa si che io non possa far altro che chiedermi cosa vuoi da me? un bacio?l'amore eterno?che ti riporti a casa?che ti faccia morire? si, sono queste le domande che mi porrei se non ti amassi, perchè per un attimo è bello fare come i bambini e fare finta di non capire ciò che non ha bisogno di parole. ma è altrettanto bello ricoradarsi che l'amore è tutto QUESTO: dimenticarsi per ricordare che è proprio la tua mano che mi carezza a semplificare la vita nel soffio del tuo amore. che cosa sarà di me, senza più quella carezza? cosa sarà di me se quella carezza non finirà mai? ma adesso basta giocare, ci stringiamo in un abbraccio che ha nulla a che vedere con il gioco. è il silenzio che ci avvolge a farmi capire che hai fatto una magia...che mi hai stregato. ma ho scoperto la formula magica per non spezzare l'incantesimo....ti amo. |
| STATIDIAGITAZIONE |
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L'elegia è la denominazione del genere letterario che raggruppa i componimenti lirici della poesia greca e romana accomunati da una forma metrica specifica, e da una diversità di argomenti in opposizione all’epica.
Il brano del grandissimo Paolo Conte e’ un elegia a tutti gli effetti. Un brano la cui metrica e’ specifica e il suo contenuto risalta gli scopi dell’elegia latina. Autobiografia che emoziona e commuove. Elegia lascia l’ascoltatore di stucco nei suoi passaggi malinconici da uomo andato troppo avanti con gli anni ma ancora incastrato nell’amore per la vita.
L’uomo anziano che non ha ancora deciso cosa fare da grande. Il maestro sfuma il chiaroscuro disegno sonoro con un alchimia perfetta di parole e incantesimi rivolti al passato con domande al presente.
E’ il jazz nero e grezzo da vibrafono nella foschia di New Orleans che apre il suo album di ricordi. La passione per quella musica e allo stesso tempo l’incertezza di non poter viverla a pieno. Le scelte difficili sul percorso di vita da imboccare tra tentazioni musicali che andavano e venivano. “Cosa faro’ di me?” Una domanda che con disfida l’avvocato espone al presente dopo una strofa scritta in imperfetto. E’ la sensazionale metrica di questa elegia.
La notte e i luoghi di vita riempiono il secondo capitolo dei ricordi. Il buio fragile, inerte e sicuro attraversato guidando per Asti e le sue valli offuscate nell’umidita’ in compagnia dei suoi sorrisi protettivi e ancora ingenui. “Tu cosa vuoi da me?”
Una fotografia meravigliosa che solo con l’immaginazione possiamo percepire. Rabbrividendo.
Nella terza strofa, a mio modesto parere, Paolo Conte, esprime forse l’effigie terminologica della bellezza.
Relega alla sua infanzia il concetto di spontaneita’ emotiva... I gesti ingenui e nudi appartengono solo ai bambini.
Da grandi e’ molto meglio non giocare con l’ingenuita’, soprattutto in amore. Si rischia facilmente di mentire due volte spezzando tutti gli incantesimi e rompendo la bellezza.
E cosi’ l’amore, questo sentimento contraddittorio fatto da incompatibilita’ che solo gli infanti non conoscono grazie alla loro purezza, viene fuori come un impeto in tutta la sua cruda verita’... Nella sua poca spontaneita’ e nella sua cattiveria. Nei suoi roghi irrazionali e irritanti, ma cosi’ stranamente incantevoli, caldi, colorati. E non c’e’ ragione nell’assurda conciliazione di una semplice carezza con il suo placare ogni dolorosa ferita sputataci addosso dallo stregone amoroso. “Cosa sara’ di me?”. Chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.
La metrica intensa, pertinente, categorica, intelligente e interrogativa spinge alla sublime chiusura nella sua ultima esplicativa strofa finale.
Si e’ adulti ora. Dalla purezza dell’infanzia la vita e’ giunta oggi, guadagnando solo silenzio, agli abbracci finti dei grandi. L’amore e’ come sempre un eterna contraddizione diventata stagionale che mantiene la sua squallida bellezza. E l’eta’ adulta, cosi’ crudele, vuota e illusoria fa divenire, il maestro, tristemente consapevole di essere vittima di una meravigliosa magia anche con l’ultima donna, con l’ultimo amore. “Tu cosa vuoi da me?” Commovente
Voto: 10 |
Bandabardo' - Ho la testa (1996)
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2008
Afterhours - È la fine la più importante (2005)
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2008
Carmen Consoli - Tutto su eva (2006)
post pubblicato in diario, il 11 luglio 2008
Marlene Kuntz - Nuotando nell'aria (1994)
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2008
Pelle: è la tua proprio quella che mi manca in certi momenti e in questo momento è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria. Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente: il cuore domanda cos'è che manca perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora. Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta nuotare nell'aria per immaginarti: se tu sapessi che pena. Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro l'aria è più nebbia che altro E' certo un brivido averti qui con me in volo libero sugli anni andati ormai e non è facile, dovresti credermi, sentirti qui con me perchè tu non ci sei. Mi piacerebbe sai, sentirti piangere, anche una lacrima, per pochi attimi. Mi piacerebbe sai...
| PERCORSOLATERALE |
è certo un brivido averti qui con me, in volo sospeso nel raggio di un amore che finisce e che però, come ben sappiamo, mai finirà. la presenza nell'assenza di un sussulto che scarnifica il dolore per rivelarne la bellezza, nella povertà di un letto vuoto a metà. pesare la gioia in grammi..per enfatizzarne la preziosità. prenderne a peso per non sprecarne. un grammo..della tua..è un valore inestimabile per il mio cuore livido. porsi domande che non hanno risposta. perchè non ci sei più? porsi a fronte di un dolore immenso che illumina le giornate ancora buie a causa del vivere al di fuori del sangue che scorre nelle vene. il cuore, non capisce perchè non ti trova. la mente, lascia al pianto il compito di devastare gli argini fragili della stabilità. il cazzo..a questo punto inutile. nuoto nell'aria che creano i ricordi, nel vortice della mia sofferenza. pecco. di egoismo nel volerti ancora qui con me. ti voglio. a costo di vederti piangere, e piangere per le lacrime che versi in nome di un amore (in)finito. mi piacerebbe averti ancora qui,e farmare il tuo pianto sussurrandoti all'orecchio..ti amo. da cantare durante il tragitto che intercorre tra la finestra e il marciapiede verso il quale stai andando..nuotando nell'aria. |
| STATIDIAGITAZIONE |
| C’è la finestra aperta e la tenda blu si muove disordinata in base al vento.
Il sole entra solo quando si alza completamente. Sta per tramontare in questa stanza vuota.
Questo fottuto random sceglie nuotando nell’aria per oggi.
Le bacchette si strusciano contro ed è un sussulto sentire uno stupido bip bip che segnala un nuovo lontanissimo messaggio prima di iniziare.
Iniziare a cercare il senso in queste condizioni può aiutare.
Così il corpo sfugge all’anima.
Ora.
Il crescere del suono te la fo gustare ma non mordere. Lo puoi sentire nella tua anima però. Puoi sentirlo quel grammo di gioia fermo alla gola. Anche se non c’è. Non ora.
Puoi quasi goderne meglio.
Puoi chiudere quelle tende e rendere tutto buio, così da evitare di chiudere gli occhi per non vedere nulla.
Ciò che non c’è più. Ciò che manca al cuore.
E la musica cresce ancora. Nel buio adesso.
Allora naufraghi su quel letto. Con il male nel petto. Accanto ai pensieri che attraversano liberi il vento uscendo da quella maledetta finestra.
Se tu sapessi che pena.
Non è bel tempo fuori. Non è un bel tempo dentro. E’ la lontananza che si mischia alla fine. E’ la mente che piange col cuore.
Amando ancora.
E ora è sempre più forte questo crescere dentro delle nobili sensazioni che provoca questo pezzo.
Un urlo che scaccia la rabbia della cognizione di una fine dolorosa. Non voluta. Ma sono al buio Dio mio, cosa posso farci?
Metto le mani dietro la nuca e apro gli occhi nell’oscurità di questa camera.
Abuso della mia mente e mi fa bene star male.
Così ora voli fuori da quella finestra e io sono pronto a tenderti ancora la mano per non smarrirti in questa nebbia.
Non è facile sai forzare la propria mente a questi giochi. Rischio di fargli del male. Basta sbagliare un po’ e il vento si calma. Ma io voglio una tempesta Dio mio.
Una dolce tempesta in questa testa che ti faccia paura e mi faccia godere del tuo corpo come non ho mai fatto.
Una bufera che affronto senza timore. Perché è più vitale uscire ferito con te da questo vortice, che uscire senza un graffio ma da solo.
E allora dammi questa mano e andiamo in ascesa libera su tutto ciò che è stato.
Non sono le pareti quelle che bacio. E’ la tua bocca in volo.
Accarezzo il tuo volto freddo e azzurro a cui invento una forma tondeggiante e delicata. Mi scuoto sentendo un brivido dietro la schiena che mi fa aprire quelle tende e regala speranza all’immaginazione di vederti in volo fuori da quella maledettissima finestra.
A nuotare nell’aria.
Con una lacrima sul tuo viso che avvalori tutto ciò che sono per te.
Amandoti ancora… |
Rino Gaetano - Ti ti ti ti (1980)
post pubblicato in diario, il 8 luglio 2008
Giovanni Allevi - Come sei veramente (2005)
post pubblicato in diario, il 7 luglio 2008
.... ...
| PERCORSOLATERALE |
è la canzone per una caduta.. è la canzone che descrive la traiettoria del volo che ti dirige..nell'immenso vuoto sospeso dell'amore. non per un amore. per l'amore. per la vita. per la musica. i toni sommessi, fanno da rincorsa per quel ritornello che chiamare ritornello sminuirebbe anche il più pop(olare) dei riff..un climax che richiama un altro climax, nell'affanno di afferrare l'inafferrabile. nel tentativo di dare forma, e perchè no, sostanza, ad un sentimento immobile e instabile. ascoltando questa musica mi è impossibile non chiudere gli occhi e, con la mano, andare alla ricerca delle forme che compongono il mio viso. è una carezza quella che sento.. è la leggerezza del mare..pronta a farmi affogare nell'abisso di un emozione forte. talmente forte da voler essere urlata..e non sentire niente. io...la ascolto prima di combattere. ecco come sei veramente: vivo..e bellissimo per questo semplice motivo. |
| STATIDIAGITAZIONE |
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E’ il silenzio delle parole. Nel suo clamore.
Solo note sublimi, nulla da aggiungere. Solo i pensieri migliori. Belli e velati da un disinganno insolito.
Non e’ nulla di amaro. Non e’ nulla di abietto. Non e’ nulla da ascoltare.
E’ una pratica che appare inverosimile nella sua grandezza.
La pratica del sentire.
Sentire.
Ricevere impressioni per mezzo dei sensi stimolati da chi ami.
Non dire nulla, assolutamente nulla, facendo venire fuori te stesso per come sei veramente.
Averla a pochi metri e sentirla ancora di piu’ grazie a note diverse.
Tra sguardi nel buio, languori alla gola, tremiti sempre piu’ energici.
Percepire i vuoti delle parole non trovate, inondati da note che squarciano gli argini emotivi. Note che sommergono tutto cio’ che e’ misero e mediocre e straripano fuori dagli occhi sotto forma di lacrime immotivate e bellissime.
Sentirle scendere giu’ sul viso e non sapere il perche’. Vederle sul suo viso e non sapere il perche’. Non volerle asciugare e, scese sulle labbra, sorprenderti sentendole dolci. Continuare a piangere note, vuoti, sensazioni, passioni, bellezza.
Nessuna parola puo’ riuscire a descrivere il reale senso delle emozioni che trasmette questo brano. Dunque, forse e' il caso di fare silenzio e lasciare a ognuno il brivido che piu' gli si conforma. Voto: 10 |
Marlene Kuntz - Come stavamo ieri (1996)
post pubblicato in diario, il 4 luglio 2008
Quanto fa male lavorare al male che compare a causa dei miei vuoti d'anima Sento l'inutilità obbligata delle scuse solite: il mio costume, la tua rabbia su di me Come stavamo ieri... sarà così domani? Dimmi di sì Quanto fa male ritornare al gelo dei sorrisi uccisi dalle nostre lacrime Quanto fa male devastare gli argini del nostro scorrere: la terra è fradicia anche al sole oramai Come stavamo ieri... sarà così domani? Dimmi di sì
| PERCORSOLATERALE |
Stufi di passare in rassegna le parole dette seguendo combinazioni del cazzo, i marlene, qui, come in tutti gli altri loro testi toccano picchi di bellezza tale da spaccare il cuore, la gola, i reni, lo stomanco e tutti gli altri organi passibili di puro movimento emozionale. come stavamo ieri.. una domanda che si trasforma in una speranza, in una minaccia. si. perchè tutto quel che consegue la rottura di un rapporto o la fine di un amore non può che essere vissuto altrimenti. come stavamo ieri..sarà così domani?(!) eccolo il senso, nella domanda che non c'è. l'amore finisce, ma la consapevolezza che non finirà mai, il sapere che si sposterà ad altri livelli..è questo quello che uccide, che fa male. sapere che adesso, le scuse fiotterano come sangue caldo, lavorare per sfiancare il dolore causato dall'assenza. le scuse (inutili), la rabbia (inutile) porteranno solo alla distruzione del sentimento primo, che custodisce in grembo la consapevolezza, amara, che l'amore non finirà mai. Loro si, che la bellezza la trovano ovunque. |
| STATIDIAGITAZIONE |
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Ritengo i marlene kuntz, testualmente, il miglior gruppo d’Italia.
Come stavamo ieri, tratta da il vile (1996) e’ una delle loro pietre miliari.
Penso che alcune canzoni dei Marlene possano essere capite solo se si vivono alcune situazioni, altrimenti si puo’ solo cogliere qualcosa.
Il brano in questione e’ di poche parole, circa settanta, cariche di vuoto, di sconforto, di domande.
La fine di una relazione e di un modo di essere.
Quello di chi prima sfamava se stesso con la bellezza e l’amore e adesso si nutre di lacrime, falsita’, inquietudine e rabbia.
E’ pesante sopperire quella fame che emerge quando manca cibo al cuore.
Fa male sperimentare nuovi percorsi se non si ha l’anima in pace.
Si diventa piccoli uomini sciocchi che hanno perso il grande bene, il grande amore. Hanno perso un po’ d’anima e ora sono finite nel crudele gioco delle scuse, dei pretesti e delle accuse, perdendo tutto cio’ che di buono avevano per guadagnare maschere, acidita’ e rabbia.
E intanto tra un ieri senza domande e un domani senza risposte c’e’ un oggi confuso.
Oggi e’ la fine di una storia, e’ la fine di me con te, e’ la fine di me.
Una storia di passione sostituita da lacrime e polvere senza capire bene il perche’.
Il male della sospensione e delle risposte non date.
Risentire il gelo.
Quel grande freddo che si ha solo quando si inizia ha percepire la fine di qualcosa di grande. Quella terra corrotta sulla quale non ci puoi piantare piu’ nulla perche’ tutte le barriere del fluire passionale sono state abbattute.
Sai bene che non tornerai, non tornera’ e non tornerete indietro ma hai ancora il desiderio di ricevere un si su cio’ che sara’.
Una carezza passata, un inutile presente, un sorriso al futuro.
Da brividi.
Voto: 8.5 |
Verdena - Phantastica (2004)
post pubblicato in diario, il 3 luglio 2008
Racconto favole su di te che ascolti così preziosamente Sei un fiore insano tu che si guarda con occhi porpora Correggimi se tutto questo è debole Quello che fai non crea più attenzione Non coinvolge Questo non è reale Confronto le idee ed accendo le stelle C’è un cristo che sanguina e ci guarda con rabbia È come sai tu sei per me colpevole Quello che fai non crea più attenzione Non coinvolge L’aggressività non mi avrà Confonde le idee ed affetta la gente C’è un dio che sanguina, che sanguina E credo di essere anormale, ebbene non lo so Mi vedi? Temi? Credi io ti userò? uuuuuuuuuuh
| PERCORSOLATERALE |
Ho come l'impressione che questa canzone sia dedicata ad una ragazza afflitta da disturbi come potrebbe essere una tossico dipendenza o l'anoressia. parlerò in prima persona, per semplificare le cose: le favole che ti racconto sono le canzoni che ti dedico.. ti piace ascoltarle con attenzione e cogliere i significanti e i significati. tu, mio fiore, di una bellezza insana e morta a causa del tuo "problema". insano perchè non può essere guardato se non con occhi arrossati dal pianto. dimmelo, se queste lacrime sono sbalgiate e sto facendo la figuar del debole, ma è che ormai tutto quello che fai non mi stupisce più crea in me solo rassegnazione apatia e rabbia. non riesco più a stupirmi se ti sento vomitare o se ti vedo il segno sulle braccia. quel cristo che vedi, sulla soglia della porta è tuo padre che non può far altro che spaccarsi le mani a furia di menar pugni sulle credenze e guardarci con rabbia, e fare di noi il suo specchio da infrangere. io ti amo. ma questo non espierà la colpa che ti spetta. amore mio, non mi arrabbierò più con te, non voglio fare l'errore che fanno tutti, quello di affrontarti con aggressività per poi ottenere il contrario dell'effetto desiderato. c'è anche dio adesso a sanguinare per la vita che stai sprecando.. mi viene il dubbio di essere io l'anormale a comportarmi così.. tu mi accusi.. ma mi vedi? hai paura che io ti lasci? credi che sarai ancora fucina dei miei desideri? non c'è risposta..c'è la morte. che sia fisica o meno non conta un cazzo. |
| STATIDIAGITAZIONE |
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I verdena (confermato personalmente) scrivono I testi dopo aver composto la musica.
Cio’ complica maledettamente le cose nel cercare un senso al brano, poiche’ si puo’ immaginare che la ricerca delle parole venga effettuata piu’ sulla forma che sulla sostanza. I verdena, pero’, non sono cosi’. I processi termino-logici sono complicati per fare aderire il senso alla musica e cio’ rende ancora piu’ affascinante e difficile l’interpretazione del testo.
Phantastica gia’, solo nel titolo, racchiude in se qualcosa di anomalo.
Infatti al posto della “f” il trio ci mette “ph” che ha lo stesso suono ma che forse cela un doppio senso (come in muori delay – muori di lei).
Nel testo non e’ mai riproposta la parola che da il titolo alla canzone ma quel “ph” iniziale, che nelle scienze misura l’acidita’, magari puo’ essere un collegamento con il testo (d’altronde qui sono soggettive le interpretazioni).
“Ph” in riferimento all’acidita’ (in accezione di astio e livore) che nasce quando non si e’ piu’ coinvolti in una relazione (di qualsiasi tipo). "Fantastica" invece, per definire che allo stesso tempo “l’altro” suscita ancora ammirazione e stupore.
PhAntastica: un’acida ammirazione.
E’ un testo difficile.
Ma io la vedo cosi’:
Lei, un po’ ingénua, ascolta generosamente e speranzosa le storie frettolose di trovare forma, cerca di mantenersi viva e di venire anche corretta se necessario. Lui, appagato ha ormai abbattuto le sue barriere, ma e’ pronto al confronto, a riaccendere qualcosa anche se questo non e’ reale. Entrambi sono consapevoli, infatti, del livore nel rapporto, dell’acidita’ delle accuse, della mancanza di coinvolgimento, della voglia di (non) chiudere senza aggressivita’, tra un Dio ferito, incazzato e con le idée confuse.
E’ anormale, non voler chiudere una storia ma allo stesso tempo volerlo fare?
Ebbene non lo so. Intanto parliamone.
Pezzo stupendo, testo complicatissimo.
Voto: 8 |
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