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un brano al giorno, tutt'altro che pop
Einstuerzende Naubauten - Stella Maris (1996) *
post pubblicato in diario, il 16 settembre 2008
* Ci scusiamo per il normale non mantenimento della promessa di essere costanti nell'aggiornamento del blog. Torniamo oggi, dopo innaturali modifiche al nostro apparato mentale, ancora vive, con un pezzo dal testo meravigliosamente crudo. Vogliamo provarci. Grazie degli attestati di stima ricevuti a tutti coloro che ce li hanno fatti!
Sda - Pl


 

Einstuerzende Naubauten - Stella Maris

Sogno d'incontrarti nella profondità, giù
nel punto più profondo della Terra, la Fossa delle Marianne,
il fondo del mare
Fra il Nanga Parbat, il K2 e l'Everest
il tetto del mondo, lì darò una festa per te
Lì dove più nulla mi sbarra la vista
Quando verrai, ti vedrò arrivare già dal ciglio
del mondo
Non c'è nulla d'interessante qui
Soltanto i resti di Atlantide
Ma non c'è traccia di te
Credo che non verrai più

Ci siamo persi di vista nel sogno

Tu sogni me io te
Non aver paura non ti sveglierò
Prima che sia tu stessa a svegliarti

Sul ghiaccio in direzione Polo Nord, sarà lì che ti aspetterò
Aspetterò proprio sull' asse
Dalla Terra del Fuoco fino al Polo nel duro lavoro di sognare
lassù tutto continuerà a girare soltanto attorno a noi
La Stella Polare direttamente sopra me
Questo è il Polo io aspetto qui
Solo non ti vedo arrivare da nessuna parte a perdita d'occhio

Aspetto al Polo sbagliato

Ci siamo persi di vista nel sogno

Tu sogni me io te
Non aver paura non ti sveglierò
Prima che sia tu stessa a svegliarti

perfavore, perfavore non svegliarmi
soltanto finch' io sogno tu esisti

Ci siamo persi di vista nel sogno

Tu sogni me io te
Non aver paura non ti sveglierò
Prima che sia tu stessa a svegliarti

Lascia ch'io dormendo affitti una nave
Itinerario: Eldorado, Punt ov'è la tua terra natìa
Aspetto sulla costa, indago l'orizzonte
finché scorgo infin laggiù la vela tua
Il capitano dev'essere ubriaco
e per lo più è sottocoperta
Nel sogno non mi riesce di governar la nave
Uno scoglio produce una falla
poi la nave s'inabissa nel Mare del Nord
Vado alla deriva su un iceberg

Penso che aspetterò a lungo
Punt non è ancora stata scoperta

Ci siamo persi di vista nel sogno

Tu sogni me io te
Non aver paura non ti sveglierò
Prima che sia tu stessa a svegliarti
Tu sogni me io te
Non aver paura ti troverò
Nel dormiveglia t'afferrerò
e verso di me ti attirerò
Poiché tu sogni me, io te
Io sogno te, tu me
Anche da svegli ci sogniamo l'un l'altra

 Percorsolaterale
Credo che con un testo di tale potenza non occorrano troppe spiegazioni, tanto meno interpretazioni.
resa ancora più unica dolce e celebrare dalla lingua tedesca, che ben si presta sia alla forza che, perchè no, al romanticismo poetico.
una canzone che non ha bisogno di traduzioni per capire quanto profonda sia nella sua semplicità.
basta la musicalità delle parole accompagnata dalla musica di una "basicità" tale da ricordare fin troppo chiaramente un cuore che batte..anzi due che battono all'unisono..nel silenzio di un lenzuolo croccante dopo una notte passata a consumare i corpi nell'ardente rogo dell'amplpesso (e scusate se è poco!?!) sessuale..
o così semplice da ricordare lo sferragliamento di un treno che copre distanze infinite, cancellate come un soffio da un anelito d'amore.
la dimostrazione del fatto che un amore difficilmente finisce..la vita come un sogno o un sogno di vita..
differenza troppo labile per essere delineata con sicurezza..
semplice è bellissima..
per un amore semplice e bellissimo al disopra di qualsiasi pura concezione fisica..
ancora una volta...amor vincit omnia.
non svegliatemi ora....
 Statidiagitazione

Chi ha detto che la lingua tedesca non può essere più dolce di quella francese?

La dimensione di questo brivido è scandita dalla semplicità di un basso, dei piatti, dal crescere dei violini e delle voci dei soggetti smarriti che si ricercano.

Smarriti nel mondo o semplicemente in casa propria. Smarriti nel sogno di una idealizzazione fin troppo spinta dell’amore. Scoraggiati come un dono che non sorprende più.

Abbiamo sognato troppo Amore. Continua a dormire, forse è più bello che uno dei due sogni ad occhi chiusi.
Non mescoliamo il sogno, il sonno e la realtà, almeno fin quando non ti sveglierai, oppure rischio di attenderti invano al Polo sbagliato. Nel risveglio, poi, ti ghermirò e verso di me ti affascinerò e se non sarà così allora nel mio sonno vorrò aspettarti nell’immaginifico e incantevole luogo in cui hai sussurrato per la prima volta un tuo respiro. Un luogo così Bello da non esistere. Li ti aspetterò.

…ed eccoti..eccoti all’orizzonte.
La tua vela corre e io, impotente, non riesco in questa maledetta realtà-sogno a fermare gli altri, incoscienti e ubriachi, che stanno facendo naufragare il nostro amore contro un iceberg…
I sogni ci hanno ingannato per preservare il desiderio stesso di noi, ma io non demordo e ti desidero così tanto da continuare a voler credere che la tua esistenza cesserà di essere tale, solo quando vorrò fermare la rischiosa emozione di sognare.
Intanto oggi è già Autunno.


Tre allegri ragazzi morti - Mai come voi (1999)
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2008


Non saremo mai come voi
Non saremo mai come voi, siamo diversi
Puoi chiamarci se vuoi
Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
Non saremo mai come voi
E i miei amici come me
Che parlano ai cani randagi
E che sanno ascoltare gli uccelli
E avremo ali, come quelli
E becchi forti per grattare
Dove le vostre bugie sono più deboli (deboli)
Non ci provare
Non ci provare ad entrare nelle nostre vite
Non ci provare
Non ci provare che finisce male
Non saremo mai come voi
Non saremo mai come voi, siamo diversi
Puoi chiamarci se vuoi
Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi
Non saremo mai come voi
Non saremo mai come voi, siamo diversi
Puoi chiamarci se vuoi
Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
La vita lontana da ogni cliché
Cercala è dentro di te
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi…
Ma ricorda noi…


 PERCORSOLATERALE
quasi una filastrocca.
quasi una poesia per bambini.
ed è questo quello che mi ricorda la band di pordenone.
musica per bambini..bambini grandi e morti.
musica e parole dirette semplici e "quasi" banali.
adattabile come la carta stagnola..a tutto ciò su cui
l'appoggi.
non saremo mia come voi.
siamo diversi.
siamo diversi perchè crediamo nei sogni, perchè crediamo
nell'arte come oggetto di riscatto, di sopravvivenza e
strumento per salvare il mondo.
un urlo per sventolare la propria indipendenza (musicale
e non).
una canzone per noi, per chi ha capito che liberi non si
è liberi, che soli non si è soli, che tristi lo si sarà
sempre, che eludere la diversità è solo uno stupido
tentativo di sentirsi vivi in un posto abitato da morti.
è per questo che noi...si fa la parte dei morti,
consapevoli di essere tali.
tre
allegri
ragazzi
morti.
come i morti..riempiono, con la loro semplicità di morti,
vuoti grandi come un anima stracciata.
come i bambini.
bacini e r'n'r.
 STATIDIAGITAZIONE
Siamo diversi, innanzitutto perche’ morti.
Siamo diversi in ogni modo da “voi” e come “voi” non lo saremo mai.
Ma a chi si rivolge la critica dei 3arm? Chi e’ il “voi” che svela il nodo del brano?
I testi apparentemente banali e scontati di questi ragazzi nascondono, puntualmente, qualcosa di molto meno semplice.
Cosi’ il “non saremo mai come voi”, a primo impatto, (non si capisce bene il perche’) sembra diretto come uno slogan contro il conformismo, la morale, la politica, il consumismo. Non e’ raro infatti sentire cantare questa canzone a molte manifestazioni contro qualcosa. Certo, scavando leggermente di piu’ e approfondendo alcune parti di testo, io do’ la mia, soggettivissima e probabilmente sbagliatissima, interpretazione del testo.
Semplicemente non credo sia una canzone di protesta, o meglio, lo potrebbe essere se a cantarla fossero i defunti. Mi spiego meglio. Molteni & Co. secondo me si sentono morti e, scrivono le canzoni da tali. Scrivono da morti che hanno la capacita’ di osservare i vivi e si rallegrano della stupidita’ del comportamento umano, della quotidiana angoscia che li percorre, dell’afflizione che li rende schiavi in vita. I Tarm non saranno mai come i vivi. Non potranno mai avere dei cliché’ sulle persone. Degli stereotipi facili e gratuiti. Osservano i vivi nella verita’ dei loro comportamenti… e allora “voi” guardatevi dentro finche’ fate in tempo. Guardatevi dentro, dove la vostra vita si nasconde. In profondita’, senza chiederci altro. “Voi” piu’ morti di noi!
Voi cosi’ opportunisti, attenti a non entrare nelle nostre vite perche’ rischiate grosso: siamo morti noi, questa e’ la nostra vita. Potreste fare l’ennesimo sbaglio!
Noi lo ammettiamo, nessuna inibizione, ma anche dicendovelo chiaramente, “voi” non capite e continuate a cantare “mai come voi” contro Berlusconi.
Per capirci dovrete morire e solo allora avrete il quadro lucido della situazione e capirete che “mai come voi” era rivolta proprio a voi che la cantavate durante lo sciopero!
NOI parliamo ai solitari, ai vagabondi, ai persi e ascoltiamo le persone migliori di noi, piu’ sagge e alte e un giorno saremo come loro: piu’ forti raschieremo le bugie di tutti “voi”, gia’ deboli in vita, morte in morte!
Ad ogni modo vivi un po’ come ti pare, ma ricordati di noi e di dove andrai a finire…
:D
Geniali!
Marta Sui Tubi - Vecchi Difetti (2003)
post pubblicato in diario, il 25 luglio 2008


Tutto ciò da cui stavi fuggendo
Torna come valanga più grande che
Ti trascina al punto di partenza se vestirai
Vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo
Nello spazio che adesso riempi c’è
Succo acerbo di densi silenzi che
Colleziono da tempo
Come schegge d’inferno
Why? why? … vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi silenzi dentro un giorno nuovo
Non vedi che è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi capelli dentro un giorno nuovo
Non vedi com’è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti


 PERCORSOLATERALE
 se avessi la possibilità di distruggere materialmente
questa canzone lo farei.
la vorrei fare esplodere e godere della deflagrazione.
troppo bella.
troppo vera.
troppo.
è un chiaro riferimento al modo di fare di ognuno di noi.
la voglia di cambiare, l'impossibilità di farlo.
cambiare forma mille volte eppure non cambiare mai il
numero dei lati.
ripromettersi di non commettere più gli stessi fottuti
errori.
ecco un altro errore. riprometterselo.
il gioco delle promesse che non si possono mantenere.
"ti prometto che cambierò"
ma non cambierò.
dietro..in lontananza è possibile scorgere un amore
andato e poi tornato.
andato e poi tornato utilizzando come esca un vestito
nuovo, un amore nuovo, un difetto nuovo.
non cadranno mai i difetti, scompariranno solo
temporaneamente: AMOR OMNIA.
 STATIDIAGITAZIONE
Inseguo il mondo nuovo fuggendo dal mio passato che a sua volta rincorre me. Fuggo indossando ancora i miei vecchi diffetti: personalita’ zoppa, convinzioni incerte, timori esistenziali, poca forza in me stesso, debolezza. E’ una fuga persuasa che si affronta piangendo, passando piu’ tempo ad osservarmi dietro che a guardare avanti. Lasciando le lacrime sulla strada come tracce indelebili che non mi faranno mai scordare la via del ritorno.
Il passato mi inonda e mi trattiene con le sue catene alle mie caviglie che non riesco a staccare. Lo vedo risalire proprio aggrappandosi agli anelli in schiera, arrimpicandosi fino ai miei piedi che cascano ancora nella pozzanghera del mio pianto. Non riesco a fuggire. Casco, crollo, stramazzo e il fiato del passato e’ sempre piu’ forte sul mio collo.
E intanto c’e’ un futuro che mostra lei come meglio vorrei.  Ancora in volo al mio fianco ad aspettare un giorno nuovo che solchi il tempo e spezzi qualche anello, in un attimo di infinito in cui non ci sono vecchi diffetti ma solo nudi pregi.
E poi c’e’ un presente che mostra lei, come e’. A farcire amari e tristi silenzi non piu’ celestiali e da teneri nodi alla gola ma fin troppo piatti e da rospi inghiottiti.
Smarrito in me stesso non vedo la semplicita’ del problema. Esaspero ogni stupidagine per timori remoti che non riesco a scacciare. Timori che non ho scacciato prima e che dai lati stanno intaccando la mia anima. Timori inutili dettati da vecchi difetti che non ho piu’. Da difetti che ho appena scacciato perche’ ne ho realizzato la presenza.
Difetti di cui rimane solo il ricordo della forma che incastra la nuova sostanza nella cornice del vecchio quadro.
Vasco Rossi - Bollicine (1983)
post pubblicato in diario, il 24 luglio 2008

Piccolo spazio pubblicità
piccolo spazio pubblicità
radio superstereoradio
coca....cola
coca....cola
coca....cola
coca....cola
coca....cola
coca....cola
bevi la coca cola che ti fa bene
bevi la coca cola che ti fa digerire
con tutte quelle, tutte quelle bollicine....
coca cola si coca cola...me mi fa morire...
coca cola si coca cola...a me mi fa impazzire...
con tutte quelle tutte quelle bollicine...
coca cola chi
coca cola chi vespa mangia le mele
coca cola chi?!?
coca chi non vespa più e si fa le pere...
con tutte quelle tutte quelle medicine...
io la coca cola me la porto a scuola
coca cola si coca cola
coca-casa-chiesa
con tutte quelle tutte quelle bollicine
coca cola...
e sei protagonista
coca cola...
per l'uomo che non deve chiedere.....mai!!!
..con tutte quelle tutte quelle bollicine...
coca cosa?????
coca cola!!!!!
coca cola!!
...e sai cosa bevi.....
...con tutte quelle tutte quelle bollicine...
....................................
io la coca cola me la porto a scuola
coca cola si coca cola COCA-CASA-E CHIESA.....
.............................
CON TUTTE QUELLE TUTTE QUELLE BOLLICINE
CON TUTTE QUELLE TUTTE QUELLE BOLLICINE
CON TUTTE QUELLE TUTTE QUELLE BOLLICINE

 PERCORSOLATERALE
 eppure lui, il grande vasco, ci ha avvisato sin
dall'inizio.
questo è quello che è questa canzone: un piccolo spazio
pubblicità(rio).
per tanto, crogialiamoci nei suoi pregi e nei suoi
difetti.. di pubblicità appunto.
doppi sensi, allusioni, ironia, messaggi subliminali.
a me la coca cola fa tendenzialmente schifo.
non riesco a non pensare al suo marchio e a tutto ciò che
rappresenta a livello sociale e perchè no, morale.
in paesi dove manca l'acqua non stupitevi se troverete
una reclame della famosa bibita.
ora, tralasciando lo scontato riferimento alla cocaina
(che ti elegge protagonista, non ti fa chiedere nulla, ti
fa stare bene e quant'altro) vorrei spostare l'attenzione
su cosa potesse significare cantare una canzone così nel
1983.
qui, vasco, si mette sotto il palco si specchia nei suoi
fans pensando a quanto ormai non serva più ad un cazzo
bere coca cola o comprare la vespa dal momento in cui
dall'alto ci spacciano paliativi ancor più mortali:
cocaina e eroina.
un gesto immenso e senza eguali.
come scendere in piazza e tirare le molotov con un
passamontagna di armani.
come fare una canzone pop per sbeffeggiare il pop.
..come fare una canzone sulla cocaina e matterla in culo
alla coca cola.
la rivoluzione avrebbe bisogno di una canzone come
questa.
 STATIDIAGITAZIONE
Ho visto Vasco 3 volte nella mia seppur breve vita. Quando arriva il momento di questa canzone, ai suoi concerti, la sensazione di cui viene voglia non e’ affatto quella di farsi una striscia di cocaina, ma e’ di ribellione contro tutto e tutti. Di incazzarsi contro il vaticano, il consumismo, la pubblicita’, il proibizionisimo. I benpensanti etichettarono subito questo pezzo come un subdolo inneggiare alla cocaina, e lo continuano a fare non vedendo il reale messaggio che si cela da anni in Bollicine. Basta pensare che Vasco rischiò inizialmente di essere denunciato dalla Coca Cola. Quando poi la multinazionale americana si rese conto della pubblicità indiretta ottenuta grazie al cantante di Zocca, rinunciò a passare alle vie legali e propose al rocker emiliano un contratto di fior fior di milioni per usare il pezzo in una pubblicita’. Vasco, elegantemente rifiuto’. Certo e’ strano capire perche’ poi si sia mercificato fino all’inverosimile, ma resta comunque un gran gesto e un gran brano questo. Un brano che chiudendo gli occhi puo’ far sorridere e prendere con ironia l’attuale mondo e anche vasco stesso perche’ no!E' l’esasperazione dei consigli per gli acquisti grazie alla procace merce proposta e pubblicizata del rocker!!
Uno spot celato sulla cocaina che gioca sul nome della bibita piu’ venduta al mondo. Uno spot per una sostanza che bene non fa, come molti prodotti pubblicizzati, ma che gli slogan ci fanno credere buoni e digestivi....
e allora gusta la Coca che ti fa impazzire a scuola, in chiesa, in casa....che sei protagonista e non devi chiedere mai...
gustala con le sue bollicine, reazione che oltre a caratterizzare la coca cola, si forma anche nella preparazione delle iniezioni via endovena delle c.d. pere!
Una provocazione eclatante per il 1983!
Anno che ci fa cogliere il significato della frase:
coca cola chi vespa, mangia le mele
coca cola chi?!?
coca chi non vespa più e si fa le pere...”

La pubblicità in quegli anni impiegò, infatti, un linguaggio libero e con chiare allusioni sessuali come nell'annuncio della Vespa Piaggio "Chi 'vespa' mangia le mele (chi non 'vespa' no)", con l'immagine di una mela mangiata da due parti opposte..!
Vasco modifico’ allora lo slogan in “chi vespa mangia le pere..” Chiaro riferimento all’iniezione per via endovenosa…!
Genio o sfigato?

Peppe Voltarelli - Turismo in quantita' (2007)
post pubblicato in diario, il 23 luglio 2008

TURISMO IN QUANTITA'
mare calmo aria buona il sole ci riscalda la terra brucia
l'erba cresce ai lati della strada
l'aereo atterra sull'onda che travolge le case abusive
ma c'e la processione tutti in fila nessuno se ne accorge
ci vuole rispetto molto rispetto per le tradizioni
radici da mangiare per dimenticare
autoricambi colazioni bibite panini
matrimoni cresimoni lampade gioielli tagli di capelli
ci sono giornali frutta patate funghi e pesce fresco
sale da ballo curve parcheggi bombole di gas
turismo in quantità turismo in quantità
turismo in quantità turismo in quantità
turismo in quantità
sogno di civiltà
turisti a volontà
sviluppo ed onestà
è un mistero macchine rubate targhe riciclate
ristoranti alberghi aperti camere e confort
i mesi estivi sono una risorsa per la comunità
mentre è freddo l’inverno il fiume s'ingrasserà
autoricambi colazioni bibite panini
matrimoni cresimoni lampade gioielli tagli di capelli
ci sono giornali frutta patate funghi e pesce fresco
sale da ballo curve parcheggi bombole di gas
turismo in quantità turismo in quantità
turismo in quantità turismo in quantità
turismo in quantità
sogno di civiltà
turisti a volontà sviluppo ed onestà
onesta dignità
autoricambi colazioni bibite panini
matrimoni cerimonie
cresime gioielli tagli di capelli
sale da ballo curve parcheggi
bombole di gas
turismo in quantità turismo in quantità
sviluppo e civiltà
turisti a volontà
mah


 PERCORSOLATERALE

 non ci sarebbe da aggiungere altro alla canzone di un
calabrese per i calabresi, capibile solo da un calabrese,
per lo più già interpretata dal mio amico calabrese.
si perchè, in effetti tutto quello che c'è da sapere, e
che già si sa sulla calabria è qui, nel ritmo di questa
canzone ironicamente amara ma che si fa fiera portatrice
della realtà spesso triste di questa adorata terra.
sarà impossibile, per tutti coloro che ci sono nati
vissuti o passati, ascoltare il testo e non sorridere,
non chiudere per un attimo gli occhi e pensare a quanto
siano vere tutte le particolarità descritte, senza
minuzuiosità..come un elenco della spesa.
trapela, dalle parole di VOltarelli, un amore
giustificato anche solo dal semplice fatto di esserci
nato lì, in quella terra maledetta.
ma così come, farebbe una qualsiasi persona innamorata,
mette in risalto pregi e difetti senza far sembrare
questi ultimi tali.
"la Calabria sarà pur piena di probelmi ma...mare calmo
aria buona il sole ci riscalda la terra brucia
l'erba cresce ai lati della strada
l'aereo atterra sull'onda che travolge le case abusive
ma c'e la processione tutti in fila nessuno se ne
accorge"..
..e la voce di Peppe suona come la voce di qualsiasi
immi(emi)grato, che, lontano da tutto ciò che ama ne fa
gli elogi per sentirsi più vicino e prendersi tutti i
meriti delle sue origini, sbeffeggiando l'associazione a
delinquere, lasciando ai giornali (servi) i morti
ammazzati, stracciando il bavaglio dell'omertà.
una canzone divertente e "leggera" da ascoltare sulla
106, scappando dal sogno di vivere meglio, inseguendo
quel meglio che è li, proprio da dove stai scappando.
da ascoltare così a londra come a bovalino...consapevoli
che "quello" sia il posto più bello del mondo.

 STATIDIAGITAZIONE
Turismo in quantita’ e’ un pezzo ironico e pungente che descrive molto bene quel paesaggio folcloristico e di periferia che vi e’ nella nostra amata Calabria. Tradizoni alla quale ogni buon calabrese e’ legato.
Peppe Voltarelli, ex cantante de “il parto delle nuvole pesanti” gioca abilmente sugli slogan molto Cettoqualunquiani dei politici calabresi a proposito
del
turismo.
Il video e’ emblematico in tal senso.
E’, infatti, cosa abitudinaria sentire ormai replicare meccanicamente ogni stagione da parte di qualsiasi politico di turno “turismu, nci vuole turismo” con simpatico accento storpiante e cadenzato sulle “t” sulle “r” sulle “z” o sulle “d” a secondo che ci si trovi in provincia di cosenza, crotone, catanzaro o reggio calabria. Beppe gioca nel testo e nel video supportando un fantomatico politico medio calabrese coi suoi occhiali scuri e la catena. Non si scade pero’ nei luoghi comuni, semplicemente perche’ e’ proprio cosi’ che va: strafottenza, nessuna progettualita’, clientele e slogan!
Allora ci prova direttamente Peppe a convincere, da buon calabrese (perche’ non ditemi che avete un amico calabrese che non vi ha invitato in
calabria, perche’ non ci credo!) chi vuole visitare la punta d’italia. Lo fa egregiamente, con la sua minuziosita’ descrittiva straordinaria che alterna la bellezza dei paesaggi alla facile, e quasi tradizionale, indeucazione civica nostrana. Il bellissimo scenario appare automatico mentre si scorrono le parole del testo. La statale 106, che percorre tutta la fascia jonica, con ai lati l’erba bruciata, insecchita e sudata a causa del sole sempre cocente. Sullo sfondo lo Jonio celestiale,  gli aerei che sembrano atterare sul mare che intanto travolge le costruzioni abusive a pochi metri dalla spiaggia. Pratica tradizionale quasi quanto le processioni (da una ricerca sembra si possa trovare una al giorno in Calabria
) a cui partecipano tutti con profondo senso di spiritualita’ e non riuscendo a trovare mai nulla di cui pentirsi. Sono tradizioni e ci vuole rispetto per esse.
Cosi’ sulla mitica 106 con la tua Ritmo Blu, ancora con le vecchia targa RC, entri in uno degli innumeroveli paesini attraversati dalla statale. E lo scenario sembra ripetersi ogni volta: negozi di autoricambi, bar dalle tendine fantasiose a cascata talmente dure che devi spostare con forza per entrare e che generalmente ti si attaccano su qualche vestito. Colazioni mattutine sacre. Latte di mandorla, menta, gazzosa al caffe’ e strega. Rosetta con la mortadella alla bottega alimentare accompagnata da una “dregher” (in calabrese la “h” e’ fin troppo straniera e la si traduce in “gh”). Il matrimonio al ristorante, ovviamente anche esso sulla statale, generalmente al confine tra un paese e l’altro. Gli sposi che attraversano e gli automobilisti a petto nudo che suonano festosi e spiritosi dietro alla fila interminabile di invitati. Cresime da 700 presenti. Negozi di lampade che non ne vendono una da mesi ma che sono aperti anche la domenica. Gioiellerie grezze e barbieri (in calabria
intendiamo con questo termine anche colui che taglia i capelli) nell’identico salone e con l’identico pennello da 30 anni. E ancora il “mercato della frutta” dove pero’ trovi anche il pesce, i salami e i formaggi!! Le curve create ad hoc per evitare l'unica casa nel deserto e infine le mitiche bombole di gas fuori dalle case in attesa del "bombolaro" che le ritiri e porti la nuove! Grande Peppe, grande Calabria! Venite a trovarci!

Riccardo Sinigallia - Il nostro fragile equilibrio (2006)
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2008


cantava il suo destino
copiando le parole
e confondeva la fortuna con i ricordi
di chi gli stava lì vicino
Aveva perso la sua strada
facendo finta di volare
ma nel suo sogno ricorrente
si vedeva chiaramente precipitare
Forse il mondo non cambierà
e anche se cambierà
prese un respiro per comprendere
il nostro fragile equilibrio
nella terra tra le stelle.
E mentre andava giù
bastò un respiro per comprendere
il nostro fragile equilibrio
nella terra tra le stelle.
Poi aprì una pagina a caso dei Ching
ma non riusciva ad ascoltare
soprattutto il silenzio di chi gli stava accanto
La sua donna lo guardava ma non lo amava più
perché era troppo impegnato a difendere se stesso
per capire che lei lo avrebbe abbandonato in quel momento.
Forse il mondo non cambierà
e anche se cambierà
prese un respiro per comprendere
il nostro fragile equilibrio
nella terra tra le stelle.
E non la vide più
con un respiro si può perdere
il nostro fragile equilibrio nella terra tra le stelle (4x)
Il mondo non cambierà (3x)
e anche se cambierà
cantava tra sè e sè:
chissà cosa di me sarà?

 PERCORSOLATERALE
 cantare il proprio destino, copiando le parole.
è come cantare questa canzone, come farla propria.
confondere la fortuna con i ricordi di chi ti sta vicino è come avere già perso.
anzi si ha già perso.
perdere la strada, fare finta di volare e precipitare solo in sogno è come vivere e non sapere di farlo.
tutto questo è per chi, volente o nolente decide, suo malgrado o meno di non dare spazio alla propria felicità e spensieratezza.
rincorrere solo quello che non conviene rincorrere per specchiarsi in quella che è la vita di chi ci sta vicino.
ma basta un respiro per comprendere che quella è la via giusta.
stare indisparte, volare solo in sogno, abitare i confini..
il nostro fragile equilibrio è proprio questo.
vivere sospesi tra la terra ed il cielo, SOPRAvivere, scoprendo che è li, galleggiando a due spanne dal fondo che si consuma il nostro fragile equilibrio.
a stare male per quello che ci capita intorno e per quello che il mondo ci offre, si perdono di vista le cose importanti come il silenzio degli occhi della nostra donna e non cogliere in quegli occhi la capacità distruttiva dell'abbandono, non per egoismo.
per altruismo.
forse il mondo non cambierà, ma anche se cambierà..quando cambierà, farà schifo allo stesso modo senza di te al mio fianco.
il dolore per il dolore..fine a se stesso..votato al vuoto della perdita.
stare male, tanto da essere abbandonati.
stare male, tanto da stare male..per essere stati abbandonati.
 STATIDIAGITAZIONE
Riccardo Sinigallia e’ uno degli artisti piu’ sottovalutati d’Italia. L’ex tiromancino paga l’aver perso la fama di quel nome rimasto a quel falso di Federico Zampaglione.
Sinigallia passa da un primo album di ispirazione molto sperimentale a un capolavoro. “Incontri a meta’ strada” rappresenta infatti, per il sottoscritto, uno dei migliori album del 2006 usciti nello stivale.
Il nostro fragile equilibrio gia’ dal titolo afferma la precarieta’ dei nostri rapporti, su tutti, quello con noi stessi.
Il protagonista della canzone puo’ essere chiunque sia stanco dei vuoti labili dei tempi moderni, chiunque sia troppo pensieroso ad inseguire le proprie difese e le proprie certezze spinto da tutto cio’ che lo circonda che lo vuole esattamente cosi’.
E’ la canzone per chi si perde lungo il percorso del giudizio, della saggezza e della bellezza non realmente cercata. Una ricerca comodamente adattata alla propria identita’ e non viceversa.
Un brano per chi facilmente perde il suo orizzonte scadendo nell’uso di parole gia’ usate da altri.
Un protagonista completamente solo che quasi invidia i semplici ricordi di chi chiacchiera nello sgabbello al suo fianco.
Un soggetto smarrito nell’inseguire il sogno della bellezza come il volo di Icaro verso il sole meraviglioso ma rovente. Un volo finto con ali di cartone giusto per illudire i piu’ sciocchi che lo osservano stupiti. Non abbastanza per la propria meta. Fin troppo penoso e a tratti grottesco. Un volo instabile che si trasforma ben presto in una caduta, del suo io, verso terra. Un capitombolo che fa venire fuori una chiara impotenza debilitante ma che ravviva la mente in quell’attimo di lucidita’ che si ha mentre si precipita: “il mio mondo non cambiera’ senza armonia con me stesso”.
Poi la caduta.
Niente da fare e nessun equilibrio.
Lo sbarco nella superficialita’ della perdizione degli oracoli cinesi, nel non ascolto, nell’egoismo cosi’ ingeneroso da non vedere neppure l’allontanarsi della sua donna. Nessuna risposta dal suo atteggiamento nobile ma fittizio. Nessuna novita’ dal cielo, dai Ching, dal silenzio.
Da solo con un altra domanda: "chissà cosa di me sarà?"
Una chiusa apertura di chi intraprende percorsi laterali senza la giusta convinzione.

Paolo Conte - Elegia (2004)
post pubblicato in diario, il 17 luglio 2008


Avevo una passione per la musica
di ruggine
nerastra tinta a caldo di caligine
metropoli
le tentazioni andavano e venivano
cosa farò di me?
guidavo nella notte ferma immobile
friabile
venivo da una valle dove annuvola
nell'umido
sentivo sulle spalle un bel solletico
tu cosa vuoi da me?
lasciando alla mia infanzia
ogni ingenuità sensibile
l'amore è uno stregone un fuoco
isterico magnifico
carezza di una mano che semplifica
cosa sarà di me?
l'abbraccio adulto in un silenzio
scenico visibile
l'incendio è la stagione
delle tenebre bellissime
avevi fatto in aria un incantesimo
tu cosa sei per me...


 PERCORSOLATERALE
 potrebbe senza ombra di dubbio essere la conzone per me,
o per te..nutless.si adatta alle nostre ombre senza
nessuna sbavatura.
come un bambino bravissimo a colorare dentro le forme.
avevo una passione per la musica nerastra, tinta di
caligine.
cos'altro, se non la musica che va a toccare quelle sfere
che solo alcuni decidono di farsi toccare, sfiorare, e a
volte violentare..quella musica che a ti fa cadere in
preda alla tentazione fin troppo facile di togliersi la
vita.
cosa farò di me?
se continuerò ad ascoltare questa musica, a suonarla o a
vivere per questo?
"guidavo nella notte ferma immobile friabile"..la poesia
non ha bisogno di essere spiegata.
guidare, con gli occhi fissi sul parabrezza appannato,
sentire le tue mani allungarsi sulla mia spalla fa si che
io non possa far altro che chiedermi cosa vuoi da me?
un bacio?l'amore eterno?che ti riporti a casa?che ti
faccia morire?
si, sono queste le domande che mi porrei se non ti
amassi, perchè per un attimo è bello fare come i bambini
e fare finta di non capire ciò che non ha bisogno di
parole.
ma è altrettanto bello ricoradarsi che l'amore è tutto
QUESTO: dimenticarsi per ricordare che è proprio la tua
mano che mi carezza a semplificare la vita nel soffio del
tuo amore.
che cosa sarà di me, senza più quella carezza?
cosa sarà di me se quella carezza non finirà mai?
ma adesso basta giocare, ci stringiamo in un abbraccio
che ha nulla a che vedere con il gioco.
è il silenzio che ci avvolge a farmi capire che hai fatto
una magia...che mi hai stregato.
ma ho scoperto la formula magica per non spezzare
l'incantesimo....ti amo.
 STATIDIAGITAZIONE

L'elegia è la denominazione del genere letterario che raggruppa i componimenti lirici della poesia greca e romana accomunati da una forma metrica specifica, e da una diversità di argomenti in opposizione all’epica.

Il brano del grandissimo Paolo Conte e’ un elegia a tutti gli effetti.
Un brano la cui metrica e’ specifica e il suo contenuto risalta gli scopi dell’elegia latina. Autobiografia che emoziona e commuove.
Elegia lascia l’ascoltatore di stucco nei suoi passaggi malinconici da uomo andato troppo avanti con gli anni ma ancora incastrato nell’amore per la vita.

L’uomo anziano che non ha ancora deciso cosa fare da grande.
Il maestro sfuma il chiaroscuro disegno sonoro con un alchimia perfetta di parole e incantesimi rivolti al passato con domande al presente.

E’ il jazz nero e grezzo da vibrafono nella foschia di New Orleans che apre il suo album di ricordi. La passione per quella musica e allo stesso tempo l’incertezza di non poter viverla a pieno. Le scelte difficili sul percorso di vita da imboccare tra tentazioni musicali che andavano e venivano. “Cosa faro’ di me?”
Una domanda che con disfida l’avvocato espone al presente dopo una strofa scritta in imperfetto.
E’ la sensazionale metrica di questa elegia.

La notte e i luoghi di vita riempiono il secondo capitolo dei ricordi. Il buio fragile, inerte e sicuro attraversato guidando per Asti e le sue valli offuscate nell’umidita’ in compagnia dei suoi sorrisi protettivi e ancora ingenui. “Tu cosa vuoi da me?”

Una fotografia meravigliosa che solo con l’immaginazione possiamo percepire. Rabbrividendo.

Nella terza strofa, a mio modesto parere, Paolo Conte, esprime forse l’effigie terminologica della bellezza.

Relega alla sua infanzia il concetto di spontaneita’ emotiva...
I gesti ingenui e nudi appartengono solo ai bambini.

Da grandi e’ molto meglio non giocare con l’ingenuita’, soprattutto in amore.
Si rischia facilmente di mentire due volte spezzando tutti gli incantesimi e rompendo la bellezza.

E cosi’ l’amore, questo sentimento contraddittorio fatto da incompatibilita’ che solo gli infanti non conoscono grazie alla loro purezza, viene fuori come un impeto in tutta la sua cruda verita’...
Nella sua poca spontaneita’ e nella sua cattiveria. Nei suoi roghi irrazionali e irritanti, ma cosi’ stranamente incantevoli, caldi, colorati. E non c’e’ ragione nell’assurda conciliazione di una semplice carezza con il suo placare ogni dolorosa ferita sputataci addosso dallo stregone amoroso.  “Cosa sara’ di me?”.
Chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.

La metrica intensa, pertinente, categorica, intelligente e interrogativa spinge alla sublime chiusura nella sua ultima esplicativa strofa finale.

Si e’ adulti ora. Dalla purezza dell’infanzia la vita e’ giunta oggi, guadagnando solo silenzio, agli abbracci finti dei grandi. L’amore e’ come sempre un eterna contraddizione diventata stagionale che mantiene la sua squallida bellezza. E l’eta’ adulta, cosi’ crudele,  vuota e illusoria fa divenire, il maestro, tristemente consapevole di essere vittima di una meravigliosa magia anche con l’ultima donna, con l’ultimo amore. “Tu cosa vuoi da me?”
Commovente

Voto: 10

Bandabardo' - Ho la testa (1996)
post pubblicato in diario, il 16 luglio 2008


Amico non ti addormentare
il sonno odialo perché
ti ruba il tempo per sognare
dai vieni è pronto un caffè
Stasera ho voglia di fumare
e camminare fino a che
mi metto a ridere e pensare:
"La macchina, la macchina dov'è?!"
Ho la testa che mi dice
di andare a colorare
i muri delle case
da non abbandonare
Amico non ti addormentare...
Amico non mi abbandonare
il sonno ti perdonerà
c'è Sherazade a raccontare
e a tenere sveglia la città
Ho la testa che mi dice
di notte vai a suonare
per fare compagnia
a chi si vuole amare
a chi si vuole amare



 PERCORSOLATERALE 
 bastardi fricchettoni!
riescono sempre a farmi godere con il loro preso benismo, e riescono sempre a farmi invidiare il loro modo di vivere a colori.
una canzone per l'estate, ma non come quella di de gregori e de andrè.
una canzone per le notti calde e alcooliche, da spegnere su una spiaggia o meglio in mare, tuffandosi tutti vestiti come a voler spegnere un incendio che brucia sulla nostra pelle.
questa notte, non è fatta per dormire, è fatta per essere consumata nella vita, nella gioia della vita, dell'amore e per l'amore di un mondo che aspetta solo di essere colorato e ridisegnato con le pennellate dei miei sorrisi.
non ti addormentare fratello, ti prego, non si sogna quando si dorme, dobbiamo restare svegli per rendere la nostra vita un sogno.
quindi, bevi un caffè e vieni con me..a vivere la notte come se fosse il nostro posto di lavoro.
si, perchè cambiare il mondo è impresa ardua..ma bastano due note il più delle volte..
amico..non ti addormentare..
 STATIDIAGITAZIONE

E’ la loro caratteristica principale.

Farci sognare con note e racconti.

Loro narratori di favole, frickettoni che sognano un altro mondo possibile fatto di musica, amore e colori.

Uno dei pezzi, con “succedera’” e “l’estate paziente”, tra i piu’ belli della mitica banda Toscana.

Un pezzo che ti trascina direttamente nella notte. Tra bella gente in una strada dalle mille vie con le luci basse al punto giusto. Un brano che non ti fa avere paura dell’altro, aliena la diversita’.
Una spinta fuori di casa verso la fratellanza. Con piccole gioie che smorzano i timori verso gli altri.
Un caffe’, una cannetta, una passeggiata, un sorriso, un abbraccio.
Sentirsi un po’ smarrito ma non farsi prendere dal sonno.
Avere il sorriso del viandante, camminare tra i vicoli stretti e fischiettare coi tuoi capelli scapigliati.
Amare la compagnia della bella gente che ascolta le tue storie seduta sugli scalini  di una vecchia casa del paesino antico.
Ridere e bere vino.
Essere soli ma trovare li per caso un amico.
Un amico appena conosciuto che e’ sicuramente gia’ un buon amico. Sherazade racconta le sue 1001 notte e tiene sveglia la citta’ mentre surrealmente inizi a suonare una serenata a quei due fanciulli piu’ in la che ascoltano in silenzio scambiandosi sguardi bassi e sorridenti. Tenendo l'uno la mano dell'altro. Amandosi di fianco per ascoltare la stessa musica, rimanere se stessi e continuare a sognare.

Costruiamo questa citta'!


Afterhours - È la fine la più importante (2005)
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2008


Ora stringi fra le mani le tue lame stanche
E ricorda che la fine è la più importante
Tutto ciò che hai sempre amato giace in una fossa
Che han scavato le tue stesse ossa
Fra le alghe c'è un eroe che si sente giù
Era uso arrendersi non si arrende più
Ogni alba avrà anche un po' di morte dentro sè
Niente può minare me e te
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto quando cadi
Fatto sfatto disperato quanto bello sei
Se vuoi indietro la tua vita devi anche tradire
Non lasciar che il tuo percorso ti divori il ventre
E' la fine quella più importante
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto quando cadi


 PERCORSOLATERALE
E' giusto, la mia vita dovrebbe finire adesso.
in un lampo.
ora che stringo tra le mani e mie lame stanche?
e se fossero le tue mani le mie lame?stanche ormai di essere strette dalle mie?
ma ricordiamocelo sempre è la fine quella più importante, ma ancor più importante è avere una fine.
tutto quello che ho amato, ovvero te, adesso giace in una fosse che ho scavato io con le mie mani, con la forza dell'amore e di tutta la sua potenza nell'accezione più negativa immaginabile..la gelosia l'ossessione,la possessione, la volgarità del cazzo. del cazzo.
fra le alghe, giù negli abissi sporchi del male, c'è il tuo eroe che si sente giu.
sono io, ma non sono il tuo eroe, ho smesso di esserlo  e lo scopro solo adesso.
una volta ti saresti arresa alle mia capacità di difenderti, tenerti stretta stretta nella mia mano senza che ti accadesse nulla...ma adesso..adesso non basta più.
ogni alba avrà anche un po' di morte dentro di se.
questo è quello che ti auguro: che in quello che tu speri il tuo riasorgiemnto, la tua rinascita, ci sia e si nasconda dell'altra morte...proprio come è successo a noi.
niente di nuovo nello scoprire che la nascita rivela morte..ma è sentirselo dire dalla persona fino a poco fa amata che distrugge.
eccola la realtà: niente può minare me e te.
allora io se dovrò cadere, se dovrò avere una caduta di stile lo farò in grande stile..sarò perfetto anche nella mia morte o nella bassezza che raggiungerò cercando di struggerti e distruggerti.
e più faccio così, più dimostro la mia disperazione più sono bello ai tuoi occhi..mi ubraico per te, mi drogo per te, e tutto acquista un senso di bellezza.
se vuoi tornare da me dovrai tradire, se vorrò stare di nuovo con te..dovrò tradire la vita stessa e il mio modo di essere.
non lasciar che il tuo percorso ti divori il ventre..
torna da me finchè sei in tempo, non lasciare che la strada che stai per imboccare ti divori dentro a cusa dei rimorsi..
è la fine quella più importante.
fine.
 STATIDIAGITAZIONE

Sei ormai esausto. Hai solo armi bianche tra le tue mani e rischi di farti ancora piu’ male. Pensaci su un attimo.
E la fine la piu’ importante mi fa pensare al suicidio.
I giri di “sii perfetto se precipiti…e quando cadi” o la caduta su se stesso verso la fossa in cui giace tutto cio’ che si e’ amato.
Un suicidio. Piu’ vicino alle correnti stoiciste, quelle che ritiengono che dopo aver compiuto cio’ che il destino ci ha assegnato si puo’ anche morire riavendo indietro cio’ che si e’ perso.
Non una fuga dalla vita, ma l’importanza del gesto finale in se come libera scelta dopo aver raggiunto il fine.
I mali sono apparenze, molto spesso, nella realta’. Perche’ non dovrebbe essere un male finto anche il suicidio?
E cosi’ sembra quasi che sia questo il percorso di questa canzone. Il suicidio come obiettivo finale del raggiungimento della perfezione. Hai fatto cio’ che ti e’ stato chiesto e liberamente, ora, scegli di non vivere piu’.
E cosi’ Manuel cita Rimbaud “Ogni alba avrà anche un po' di morte dentro sè”. Qualsiasi cosa che nasce fa morire qualcosa che c’era, dunque suicidio come semplice atto quotidiano.
E ancora Rimbaud che sosteneva “la morte, raggiungila con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali” un po’ come dire “non lasciar che il tuo percorso ti divori il ventre”.
L’importante e’ essere perfetti in vita insomma. Fin quando si e’ vivi. Anche fin prima di suicidarti. Vivi perfettamente quella caduta. Precipita ineccepibilmente.
Un brano che fa riflettere sulla quotidianita’ e su quanto sia importante vivere la vita nella sua completezza in ogni momento perche’ infondo, che tu possa pensare o no di suicidarti, che tu possa pensare o no di tradire per riavere indietro cio’ che hai perso non seguendo la bellezza, sara’ comunque la fine cio’ che segnara’ il tuo destino.

PS. HELP AI LETTORI!
Sulle alghe a me rimaname qualche dubbio che umilmente non riesco a sciogliere. Non che il resto dell’interpretazione sia corretto, per carita’. Ricordo la soggettivita’ delle spiegazioni, pero’: “Tra le alghe c’e’ un eroe che si sente giu’, era uso arrendersi non si arrende più” io proprio non riesco a capirla.



Carmen Consoli - Tutto su eva (2006)
post pubblicato in diario, il 11 luglio 2008


Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità
Quell'aura di purezza tradisce diaboliche anomalie
E sai di cosa sto parlando
di cosa ho bisogno
Eppure avrai il coraggio di chiamare l'evidenza casualità
Bramosia e doppiezza complottano con la piu efferata crudeltà
E sai di cosa sto parlando
E che mentire non e' il rimedio ad un torto
Piangerai mettendo in scena l' ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono
Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità,
EVA
Quell'aura di purezza NASCONDE diaboliche anomalie
E fuggi quel mostro immondo che hai creato
Quel sonno che non concede riposo
Piangerai mettendo in scena l' ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
Mentre le lacrime bagnano la tua camicia di seta
Credetemi e' un sortilegio
e l'opera di un incantesimo
non ero padrona delle mie facoltà
E piangerai mettendo in scena l' ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono.


 PERCORSOLATERALE 
 forse se non fosse in grado di scrivere canzoni di questo calibro, carmen, non sarebbe così bella.
è come se questa canzone fosse il tentativo di distruggere lo stereotipo della cultura di un meridione qualsiasi, ovvero la "riduzione della donna a regina della casa"
per questo, una donna qualsiasi, si veste di foglie di fico, per incarnare eva e il suo peccato.
un peccato vizioso.
un peccato che si veste da bambino e di lacrime.
tonalità di accusa trapelano dal testo, è come se un dito rimanesse sempre puntato su di eva e sul suo "errore" o presunto tale.
io, ho come l'impressione che l'eva in questione sia rimasta incinta a seguito di un rapporto occasionale e che adesso pianga la sua disperazione di fronte a chi ha tradito e di fronte allo specchio dinnazi al quale prova schifo.
giochi con il tuo gioco di donna..credi di aver il mondo in mano o tra le gambe.
ma, come spesso succede, il tuo gioco ti ha ucciso.
e adesso la vergogna che provi si scaglia sulle tue gote rosse, per infuocalre e far evaporare le lacrime che scendono per la consapevolazze di aver perso..di aver giocato, di aver sentito il brivido della vittoria, ma di aver meramente perso.
non ci sono giustificazioni per il bambino che porti in grembo, non hai scuse da addurre per la vita che hai regalato ad un orfano.
ridisegni il mondo in favole, dando colpa agli incantesimi.
ma la vita è una sola e non verrà nessun principe azurro a salvarci.
ve lo garantisco.
  STATIDIAGITAZIONE
Chiariamo sin da subito le cose.
Via le maschere. Fissiamoci negli occhi.
Voglio la purezza ora, non la sua aurea fasulla.
E’ solo funzionale a te stesso quello splendido trucco che hai costruito intorno al tuo volto. Non mi inganni.

Eppure neanche questo ti basta.
Neanche il mio bisogno di vederti nuda.
Il mio scongiurarti a spogliare la tua anima.
Non sei te stessa e non riesco a capire, con le tue deboli diavolerie sentimentali, se tu abbia l’identica consapevolezza, perche' io lo percepisco.

Questo mondo ti ha cambiato cosi’ tanto che non senti piu’ la tua reale essenza.

E neghi l’evidenza con smania, ingordigia e ambiguita’ che cospirano spietato odio.

Ma sei fatta cosi’ tu. Menti per quieto vivere. Tradisci per non star sola. E poi menti ancora per rimediare alla verita’. Vittima arrabbiata col mondo che non capisce che il dramma messo in scena l’ha creato lui stesso uccidendo la tua anima prima che il tuo corpo.
E l’uomo che ti fa piangere Eva.

Tutto parte da li, da quel ”peccato originale”.

Sei nuda solo in corpo. Ed e’ indegno(?). E’ un insuccesso(?) Eva.
Giuri di non aver colpa ma purtroppo sta solo in te la forza di dimostrarlo, riprendendoti quello che ti hanno tratto.

Non e’ una fattura, Eva.

Non cercare facili soluzioni trascendentali. Non sbagliare ancora.
Il peccato originale sta nell’averti creato debole e p
rovocatrice in partenza e averti posto sin da subito di fronte a tentazioni rischiose.

Ora sta solo in te, mia cara Donna, riprenderti dalla preopotenza con il quale ti hanno ingannato.
E purtroppo, non sarai mai pura finche’ chi ti ha condannato non capira’ di averlo fatto per il gesto piu’ spontaneo della tua vita. L’arroganza di Dio che ora vuole modificarti in moglie e madre, dopo averti creata pura, accusandoti indegnamente di aver peccato.

Non capendo che forse il peccato sta proprio nel non peccare.

Un pezzo che le donne capiscono sicuramente meglio.


Marlene Kuntz - Nuotando nell'aria (1994)
post pubblicato in diario, il 10 luglio 2008
  

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria.
Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos'è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.
Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell'aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro
E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai... 


 PERCORSOLATERALE
 è certo un brivido averti qui con me, in
volo sospeso nel raggio di un amore che
finisce e che però, come ben sappiamo, mai
finirà.
la presenza nell'assenza di un sussulto che
scarnifica il dolore per rivelarne la
bellezza, nella povertà di un letto vuoto a
metà.
pesare la gioia in grammi..per enfatizzarne
la preziosità.
prenderne a peso per non sprecarne.
un grammo..della tua..è un valore
inestimabile per il mio cuore livido.
porsi domande che non hanno risposta.
perchè non ci sei più?
porsi a fronte di un dolore immenso che
illumina le giornate ancora buie a causa del
vivere al di fuori del sangue che scorre
nelle vene.
il cuore, non capisce perchè non ti trova.
la mente, lascia al pianto il compito di
devastare gli argini fragili della
stabilità.
il cazzo..a questo punto inutile.
nuoto nell'aria che creano i ricordi, nel
vortice della mia sofferenza.
pecco.
di egoismo nel volerti ancora qui con me.
ti voglio.
a costo di vederti piangere, e piangere per
le lacrime che versi in nome di un amore
(in)finito.
mi piacerebbe averti ancora qui,e farmare il
tuo pianto sussurrandoti all'orecchio..ti
amo.
da cantare durante il tragitto che
intercorre tra la finestra e il marciapiede
verso il quale stai andando..nuotando
nell'aria.
 STATIDIAGITAZIONE
C’è la finestra aperta e la tenda blu si muove disordinata in base al vento.

Il sole entra solo quando si alza completamente. Sta per tramontare in questa stanza vuota.

Questo fottuto random sceglie nuotando nell’aria per oggi.

Le bacchette si strusciano contro ed è un sussulto sentire uno stupido bip bip che segnala un nuovo lontanissimo messaggio prima di iniziare.

Iniziare a cercare il senso in queste condizioni può aiutare.

Così il corpo sfugge all’anima.

Ora.

Il crescere del suono te la fo gustare ma non mordere.
Lo puoi sentire nella tua anima però.
Puoi sentirlo quel grammo di gioia fermo alla gola. Anche se non c’è. Non ora.

Puoi quasi goderne meglio.

Puoi chiudere quelle tende e rendere tutto buio, così da evitare di chiudere gli occhi per non vedere nulla.

Ciò che non c’è più. Ciò che manca al cuore.

E la musica cresce ancora. Nel buio adesso.

Allora naufraghi su quel letto.
Con il male nel petto. Accanto ai pensieri che attraversano liberi il vento uscendo da quella maledetta finestra.

Se tu sapessi che pena.

Non è bel tempo fuori. Non è un bel tempo dentro.
E’ la lontananza che si mischia alla fine. E’ la mente che piange col cuore.

Amando ancora.

E ora è sempre più forte questo crescere dentro delle nobili sensazioni che provoca questo pezzo.

Un urlo che scaccia la rabbia della cognizione di una fine dolorosa. Non voluta.
Ma sono al buio Dio mio, cosa posso farci?

Metto le mani dietro la nuca e apro gli occhi nell’oscurità di questa camera.

Abuso della mia mente e mi fa bene star male.

Così ora voli fuori da quella finestra e io sono pronto a tenderti ancora la mano per non smarrirti in questa nebbia.

Non è facile sai forzare la propria mente a questi giochi. Rischio di fargli del male. Basta sbagliare un po’ e il vento si calma. Ma io voglio una tempesta Dio mio.

Una dolce tempesta in questa testa che ti faccia paura e mi faccia godere del tuo corpo come non ho mai fatto.

Una bufera che affronto senza timore. Perché è più vitale uscire ferito con te da questo vortice, che uscire senza un graffio ma da solo.

E allora dammi questa mano e andiamo in ascesa libera su tutto ciò che è stato.

Non sono le pareti quelle che bacio.
E’ la tua bocca in volo.

Accarezzo il tuo volto freddo e azzurro a cui invento una forma tondeggiante e delicata.
Mi scuoto sentendo un brivido dietro la schiena che mi fa aprire quelle tende e regala speranza all’immaginazione di vederti in volo fuori da quella maledettissima finestra.

A nuotare nell’aria.

Con una lacrima sul tuo viso che avvalori tutto ciò che sono per te.

Amandoti ancora…


Rino Gaetano - Ti ti ti ti (1980)
post pubblicato in diario, il 8 luglio 2008


A te che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te che hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .


 PERCORSOLATERALE
In assoluto il miglior "scanzoniere" italiano.
La profondità della sua leggerezza popolare lascia tanto commossi quanto amaramente divertiti di fronte ad uno specchio d'acqua che piano piano si macchia del nostro sangue.
ti ti ti ti..più leggero di così..
dedicata a te..che sei come me..
ma anche a me, che sono come te.
al mio alterego e al mio amore infinito.
a te (e aggiungerei sempre, che come me) sogni una stella, quella del PARTITO oppure una stella in quanto rappresentazione del sogno per eccellenza, un veliero, per fumare in quantità, un veliero che ci porti lontani da questo posto di merda. perchè am
mettiamolo. è proprio di merda.
a te, che come me, non sopporti la pazienza, ma ti piace abbandonarti alla carnalità dei vizi e lasciar ai santi la continenza in quanto virtù.
hai progettato un antifurto sicuro, hai messo al riparo le tue certezze ed i tuoi ideali in una cassaforte, ma ogni volta che la apri ti rendi conto che l'hai costruita solo ed esclusivamente per far si che la loro purezza rimanga intatta..sfoderarli sarebbe "lottare contro un muro"...regalare perle ai porci.
ma ogni volta ci caschaimo..io e te...io..e io..e ogni qualvolta ti illudi di essere riuscito a scalfire quel muro fatto di ipocrisia e interessi ti accorgi di essere solo..solo con io.
Non sei solo, ma siamo i soli a non credere più a la politica che sta cambiando (siamo nell'80..il '77 è dietro l'angolo) che ha abbandonato le piazze per rifugiarsi dentro le auto blu.
Questa canzone è per me, che ascolto il disco sorridendo, piangendo, sorridendo..
ti ti ti ti..più leggero di così.
 STATIDIAGITAZIONE

Si corre il serio rischio di scadere nella banalita’ cercando di interpretare la grandezza di questo pezzo di Rino Gaetano.

Banalita’ perche’ il pezzo e’ cosi’ chiaro da risultare difficile.

C’e’ un ti ti ti ti.

C’e’ un “a te” che introduce le strofe.

E tra te e ti ci sei tu e c’e’ tutto.
L’amore, l’emigrazione, la storia, il sogno, la vita quotidiana, l’emigrazione, la politica corrotta. C’e’ il passato, il presente nostro, il suo futuro, la musica, le immagini, la Calabria, la lotta, la verita’, il sistema, la consapevolezza, la noia, la rabbia, la compagnia.

Rino amplifica le sue qualita’.

Osserva cio’ che lo circonda e lo racconta, a chi lo vuole ascoltare, con la saggezza di chi parla poco ma bene e al momento giusto.

E’ un brano che anticipa tristissime profezie.

Si rivolge direttamente all’inconscio degli ascoltatori che non sopportano aspettare o vincere i bisogni corporei con il moralismo, ma lo fanno senza sapere bene quale legge non scritta stanno seguendo.

E’ contro il sistema degli antifurti sicuri che difendono la forma degli oggetti.
E’ per chi lotta contro il muro (Berlino o una metafora?) e chi continua a sognare guardando il mare.

E’ il brano di chi si siede un attimo, ragiona e capisce di essere rimasto solo.

E’ contro “I poltici imbrillantinati che minimizzano I loro reati”. Passaggio piu’ che lungimirante, direi profetico.

E’ il brano contro i servi di partito. Contro chi crede di essere ideologo ma in realta’ si adatta a mozioni dell’alto. E  talvolta si conforma a queste dichiarandosi anticonformista.

E’ il brano di Rino, sulla stessa barca con tutti gli altri, arrabbiato come tutti gli altri.

E’ il brano di tutti.

Profetico.

Voto: 9


Giovanni Allevi - Come sei veramente (2005)
post pubblicato in diario, il 7 luglio 2008

....
...


 PERCORSOLATERALE
è la canzone per una caduta..
è la canzone che descrive la traiettoria del volo che ti dirige..nell'immenso vuoto sospeso dell'amore.
non per un amore.
per l'amore.
per la vita.
per la musica.
i toni sommessi, fanno da rincorsa per quel ritornello che chiamare ritornello sminuirebbe anche il più pop(olare) dei riff..un climax che richiama un altro climax, nell'affanno di afferrare l'inafferrabile.
nel tentativo di dare forma, e perchè no, sostanza, ad un sentimento immobile e instabile.
ascoltando questa musica mi è impossibile non chiudere gli occhi e, con la mano, andare alla ricerca delle forme che compongono il mio viso.
è una carezza quella che sento..
è la leggerezza del mare..pronta a farmi affogare nell'abisso di un emozione forte.
talmente forte da voler essere urlata..e non sentire niente.
io...la ascolto prima di combattere.
ecco come sei veramente: vivo..e bellissimo per questo semplice motivo.
 STATIDIAGITAZIONE

E’ il silenzio delle parole. Nel suo clamore.

Solo note sublimi, nulla da aggiungere. Solo i pensieri migliori. Belli e velati da un disinganno insolito.

Non e’ nulla di amaro. Non e’ nulla di abietto. Non e’ nulla da ascoltare.

E’ una pratica che appare inverosimile nella sua grandezza.

La pratica del sentire.

Sentire.

Ricevere impressioni per mezzo dei sensi stimolati da chi ami.

Non dire nulla, assolutamente nulla, facendo venire fuori te stesso per come sei veramente.

Averla a pochi metri e sentirla ancora di piu’ grazie a note diverse.

Tra sguardi nel buio, languori alla gola, tremiti sempre piu’ energici.  

Percepire i vuoti delle parole non trovate, inondati da note che squarciano gli argini emotivi.
Note che sommergono tutto cio’ che e’ misero e mediocre e straripano fuori dagli occhi sotto forma di lacrime immotivate e bellissime.

Sentirle scendere giu’ sul viso e non sapere il perche’.
Vederle sul suo viso e non sapere il perche’.
Non volerle asciugare e, scese sulle labbra, sorprenderti sentendole dolci.
Continuare a piangere note, vuoti, sensazioni, passioni, bellezza.

Nessuna parola puo’ riuscire a descrivere il reale senso delle emozioni che trasmette questo brano. Dunque, forse e' il caso di fare silenzio e lasciare a ognuno il brivido che piu' gli si conforma.
Voto: 10




Marlene Kuntz - Come stavamo ieri (1996)
post pubblicato in diario, il 4 luglio 2008
 

Quanto fa male lavorare al male che compare
a causa dei miei vuoti d'anima
Sento l'inutilità obbligata delle scuse solite:
il mio costume, la tua rabbia su di me
Come stavamo ieri... sarà così domani?
Dimmi di sì
Quanto fa male ritornare al gelo dei sorrisi uccisi
dalle nostre lacrime
Quanto fa male devastare gli argini del nostro scorrere:
la terra è fradicia anche al sole oramai
Come stavamo ieri... sarà così domani?
Dimmi di sì


 PERCORSOLATERALE
Stufi di passare in rassegna le parole dette seguendo combinazioni del cazzo, i marlene, qui, come in tutti gli altri loro testi toccano picchi di bellezza tale da spaccare il cuore, la gola, i reni, lo stomanco e tutti gli altri organi passibili di puro movimento emozionale.
come stavamo ieri..
una domanda che si trasforma in una speranza, in una minaccia.
si. perchè tutto quel che consegue la rottura di un rapporto o la fine di un amore non può che essere vissuto altrimenti.
come stavamo ieri..sarà così domani?(!)
eccolo il senso, nella domanda che non c'è.
l'amore finisce, ma la consapevolezza che non finirà mai, il sapere che si sposterà ad altri livelli..è questo quello che uccide, che fa male.
sapere che adesso, le scuse fiotterano come sangue caldo, lavorare per sfiancare il dolore causato dall'assenza.
le scuse (inutili), la rabbia (inutile) porteranno solo alla distruzione del sentimento primo, che custodisce in grembo la consapevolezza, amara, che l'amore non finirà mai.
Loro si, che la bellezza la trovano ovunque.
 STATIDIAGITAZIONE

Ritengo i marlene kuntz, testualmente, il miglior gruppo d’Italia.

Come stavamo ieri, tratta da il vile (1996) e’ una delle loro pietre miliari.

Penso che alcune canzoni dei Marlene possano essere capite solo se si vivono alcune situazioni, altrimenti si puo’ solo cogliere qualcosa.

Il brano in questione e’ di poche parole, circa settanta, cariche di vuoto, di sconforto, di domande.

La fine di una relazione e di un modo di essere.

Quello di chi prima sfamava se stesso con la bellezza e l’amore e adesso si nutre di lacrime, falsita’, inquietudine e rabbia.

E’ pesante sopperire quella fame che emerge quando manca cibo al cuore.  

Fa male sperimentare nuovi percorsi se non si ha l’anima in pace.

Si diventa piccoli uomini sciocchi che hanno perso il grande bene, il grande amore. Hanno perso un po’ d’anima e ora sono finite nel crudele gioco delle scuse, dei pretesti e delle accuse, perdendo tutto cio’ che di buono avevano per guadagnare maschere, acidita’ e rabbia.

E intanto tra un ieri senza domande e un domani senza risposte c’e’ un oggi confuso.

Oggi e’ la fine di una storia, e’ la fine di me con te, e’ la fine di me.

Una storia di passione sostituita da lacrime e polvere senza capire bene il perche’.

Il male della sospensione e delle risposte non date.

Risentire il gelo.

Quel grande freddo che si ha solo quando si inizia ha percepire la fine di qualcosa di grande. Quella terra corrotta sulla quale non ci puoi piantare piu’ nulla perche’ tutte le barriere del fluire passionale sono state abbattute.

Sai bene che non tornerai, non tornera’ e non tornerete indietro ma hai ancora il desiderio di ricevere un si su cio’ che sara’.

Una carezza passata, un inutile presente, un sorriso al futuro.

Da brividi.

Voto: 8.5

Verdena - Phantastica (2004)
post pubblicato in diario, il 3 luglio 2008


Racconto favole su di te che ascolti così preziosamente
Sei un fiore insano tu che si guarda con occhi porpora
Correggimi se tutto questo è debole
Quello che fai non crea più attenzione
Non coinvolge
Questo non è reale
Confronto le idee ed accendo le stelle
C’è un cristo che sanguina e ci guarda con rabbia
È come sai tu sei per me colpevole
Quello che fai non crea più attenzione
Non coinvolge
L’aggressività non mi avrà
Confonde le idee ed affetta la gente
C’è un dio che sanguina, che sanguina
E credo di essere anormale, ebbene non lo so
Mi vedi? Temi? Credi io ti userò? uuuuuuuuuuh

PERCORSOLATERALE 
Ho come l'impressione che questa canzone sia dedicata ad una ragazza afflitta da disturbi come potrebbe essere una tossico dipendenza o l'anoressia.
parlerò in prima persona, per semplificare le cose:
le favole che ti racconto sono le canzoni che ti dedico..
ti piace ascoltarle con attenzione e cogliere i significanti e i significati.
tu, mio fiore, di una bellezza insana e morta a causa del tuo "problema".
insano perchè non può essere guardato se non con occhi arrossati dal pianto.
dimmelo, se queste lacrime sono sbalgiate e sto facendo la figuar del debole, ma è che ormai tutto quello che fai non mi stupisce più crea in me solo rassegnazione apatia e rabbia.
non riesco più a stupirmi se ti sento vomitare o se ti vedo il segno sulle braccia.
quel cristo che vedi, sulla soglia della porta è tuo padre che non può far altro che spaccarsi le mani a furia di menar pugni sulle credenze e guardarci con rabbia, e fare di noi il suo specchio da infrangere.
io ti amo. ma questo non espierà la colpa che ti spetta.
amore mio, non mi arrabbierò più con te, non voglio fare l'errore che fanno tutti, quello di affrontarti con aggressività per poi ottenere il contrario dell'effetto desiderato.
c'è anche dio adesso a sanguinare per la vita che stai sprecando..
mi viene il dubbio di essere io l'anormale a comportarmi così..
tu mi accusi..
ma mi vedi?
hai paura che io ti lasci?
credi che sarai ancora fucina dei miei desideri?
non c'è risposta..c'è la morte.
che sia fisica o meno non conta un cazzo.
 STATIDIAGITAZIONE

I verdena (confermato personalmente) scrivono I testi dopo aver composto la musica.

Cio’ complica maledettamente le cose nel cercare un senso al brano, poiche’ si puo’ immaginare che la ricerca delle parole venga effettuata piu’ sulla forma che sulla sostanza. I verdena, pero’, non sono cosi’. I processi termino-logici sono complicati per fare aderire il senso alla musica e cio’ rende ancora piu’ affascinante e difficile l’interpretazione del testo.

Phantastica gia’, solo nel titolo, racchiude in se qualcosa di anomalo.

Infatti al posto della “f” il trio ci mette “ph” che ha lo stesso suono ma che forse cela un doppio senso (come in muori delay – muori di lei).

Nel testo non e’ mai riproposta la parola che da il titolo alla canzone ma quel “ph” iniziale, che nelle scienze misura l’acidita’, magari puo’ essere un collegamento con il testo (d’altronde qui sono soggettive le interpretazioni).

“Ph” in riferimento all’acidita’ (in accezione di astio e livore) che nasce quando non si e’ piu’ coinvolti in una relazione (di qualsiasi tipo).
"Fantastica" invece, per definire che allo stesso tempo “l’altro” suscita ancora ammirazione e stupore.

PhAntastica: un’acida ammirazione.

E’ un testo difficile.

Ma io la vedo cosi’:

Lei, un po’ ingénua, ascolta generosamente e speranzosa le storie frettolose di trovare forma, cerca di mantenersi viva e di venire anche corretta se necessario. Lui, appagato ha ormai abbattuto le sue barriere, ma e’ pronto al confronto, a riaccendere qualcosa anche se questo non e’ reale. Entrambi sono consapevoli, infatti, del livore nel rapporto, dell’acidita’ delle accuse, della mancanza di coinvolgimento, della voglia di (non) chiudere senza aggressivita’, tra un Dio ferito, incazzato e con le idée confuse.

E’ anormale, non voler chiudere una storia ma allo stesso tempo volerlo fare?

Ebbene non lo so. Intanto parliamone.

Pezzo stupendo, testo complicatissimo.

Voto: 8


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